Piccole imprese che competono con le grandi. E vincono. 

Se cerchi Caslino al Piano lo trovi appena fuori da Lomazzo andando verso Cadorago. Siamo in quell’area di confine fra la Brianza e il Comasco. Da sempre luoghi di grande operosità manifatturiera. 

Capannoni e villette, villette con annesso capannone. Ogni tanto qualche aggregato con strutture commerciali e ancora tanto verde, il più delle volte coltivato.

Un paesaggio che racconta 
Da queste parti,  anche il paesaggio racconta di economia e sociologia al tempo stesso. I capannoni chiusi ormai da qualche anno si riconoscono subito. Il cartello con la scritta Vendesi o Affittasi è sbiadito o penzolante. Le erbacce si sono inglobate cancellate ed altri manufatti (dalla rastrelliera delle bici alla segnaletica che indicava: uffici, magazzino, ingresso operai, parcheggio clienti). 
Scenari che ricordano un po’ alcuni film apocalittici dove il futuro appare sempre nero. Nessun umano, solo residui e macerie di un civiltà che fu.
Poi, quando meno te lo aspetti, in fondo alla strada trovi finalmente ciò che stavi cercando. Il navigatore ti segnala che sei arrivato a destinazione. 

Sono alla UGP. Se non vi occupate di utensili e macchine per la lavorazione del legno questa sigla non vi dice, né vi ricorda niente. 

Come per ogni impresa che si rispetti anche UGP è un acronimo e sta a significare tre cose: Utensili Giovanni Pigato, ma ormai la sigla è la marca di questa piccola azienda.

Fare politiche di brand senza saperlo
Questa è la vera parola magica: la marca. Sì,  perché da questo piccolo capannone nella campagna, fra alta Brianza e il comasco, escono i migliori utensili per le macchine da lavorazione del Legno sia quelle più semplici sia quelle più complesse a controllo numero a cinque o più assi. 

Il titolare è sempre un Pigato.  ma di nome fa Emanuele, figlio del signor Giovanni; la lettera G della marca.
Emanuele Pigato è un entusiasta. Si vede che è orgoglioso del lavoro che fa e con umiltà racconta dei risultati che ha ottenuto negli anni, prima con il fratello e la sorella, oggi da solo. 

Non ha risentito della crisi, nel senso che mentre gli altri hanno chiuso lui è ancora aperto ed in buona salute.
Mentre raccolgo il suo racconto vedo due pacchetti che attendono il corriere che li porterà a destinazione: uno andrà in Grecia, l’altro in Cina.
Si vendiamo anche in Cina – mi dice con una punta di orgoglio Emanuele Pigato – i nostri utensili vanno dappertutto nel mondo”.
E la concorrenza? “Certo che c’è la concorrenza e talvolta è pure cattiva ed aggressiva (prezzi bassissimi o talvolta in dumping), ma noi andiamo avanti per la nostra strada“.  

Prodotti di altissima qualità ad un prezzo giusto, un servizio attento e puntuale nelle consegne, un magazzino sempre pronto e rifornito come si deve.
UGP non vende al cliente finale, ma ai distributori, che a loro volta sanno di avere prodotti di qualità eccellente, perciò la clientela che ha esigenze specifiche va sul sicuro.
Quali sono i segreti e la maestrìa del signor Pigato? 

In primo luogo, un forte legame con il territorio circostante che significa conoscere gli umori e i bisogni del mercato. Essere in grado di innovare quando è necessario e poi avere la flessibilità sufficiente per affrontare le avversità dei mercati internazionali.
Entriamo nel capannone quando l’orario di lavoro è già terminato da un’ora o poco più, però si sentono appena dei ronzii di sottofondo. È vero non c’é nessuno operaio al lavoro, ma la fabbrica va.
Pigato da uomo attento e intelligente legge nel mio sguardo quello che sto per chiedere e mi anticipa: “sì, questi sono i miei tre collaboratori antropomorfi. Fanno il turno serale, ma anche quello notturno, se c’é bisogno… domattina sono pronti a riaccendersi per una nuova giornata di lavoro.” 
Qui l’automazione industriale è una realtà già da tempo. È una fabbrica 4.0 che non si è mai chiamata così. Alcuni dei collaboratori antropomorfi,  Pigato se li è progettati e realizzati in casa.
Anche questo non è frutto di chissà quale strategia di management, ma di semplice buon senso.
me le sono fatte esattamente come le volevo, e come voglio che lavorino. Se poi succede qualcosa non perdo tempo. Diagnosi e terapia,  messa a punto è nel giro di qualche ora tutto torna a posto. Le consegna vanno rispettate, sempre.”

Idee chiare e visione sul futuro. Consumi energetici sotto controllo: massima efficienza termica, elettrica ed energetica. Ciclo dei rifiuti orientato al recupero delle materie prime secondarie, così pure per i reflui. Niente è lasciato al caso. Anche il pensiero sul futuro dei figli e della stessa azienda. 

Una consapevolezza molto radicale, non avere il timore di cambiare la rotta se serve, ma soprattutto far di tutto per non aver bisogno delle banche. Mezzi propri e capitali sufficienti permettono di lavorare sereni e davvero per se stessi. Nell’Italia dei lamentosi e di quelli che danno la colpa alla crisi, ai complotti e alla globalizzazione c’é ancora chi,  pur consapevole delle difficoltà, ogni mattina tira su la serranda e da il suo contributo alla crescita del paese. Trasformando ogni problema in opportunità. Un altro buon esempio, un’altra storia di maestrìa da far conoscere e da seguire nel suo percorso. Da Cadorago verso il mondo. 


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