Miniere di oro verde nel futuro.

Ogni volta che ci interroghiamo sul futuro cerchiamo di capire in che modo, come e dove trarremo le risorse necessarie al mantenimento di standard e qualità di vita cui siamo abituati.

Alcuni scenari sono per certi versi fantascientifici. Tecnologie sempre più performanti e invasive, fabbriche automatiche, sistemi complessi per la gestione di big data capaci di interpretare i nostri bisogni e darci le risposte che neppure ci saremmo domandati di chiedere.

E se invece le risposte per il futuro fossero già pronte nella natura? Qualcuno sta lavorando in questa direzione con tutta la semplicità che soltanto la natura è capace di generare?

In quel punto dove la Romagna finisce e senza soluzione di continuità cominciano le Marche c’è un’impresa che ormai da qualche anno sta lavorando ad una vera e propria rivoluzione green.

Sto parlando di OnlyMoso® l’azienda vivaistica di Fabrizio Pecci, che dal suo quartier generale di Tavullia sta diffondendo e promuovendo la coltivazione nonché l’uso industriale e commerciale del bambù gigante  in tutta Europa.foresta-di-bambu

Di specie di bambù in natura ce ne sono migliaia, quella selezionata da Pecci è denominata Phyllostachys edulis (o pubescens) per via delle sue caratteristiche qualitative, produttive e di adattabilità. È una graminacea gigante che può raggiungere dai 14 ai 25 metri d’altezza e un diametro fra gli 8 e i 15 centimetri. Per avere una produzione di semi bisogna attendere la fioritura che si manifesta dopo circa 100/150 anni. Nei fatti è una specie arborea che si riproduce per rizomi,vive in zone a clima temperato e riesce a sopportare anche temperature molto basse, fino a -20°C

La qualità del legno di bambù per durezza e resistenza è migliore di alcune essenze pregiate di legnami come il rovere e il noce. Un bosco di bambù si chiama bambuseto ed ha una capacità di crescita rapida per alcuni versi impressionante laddove le condizioni del suolo e quelle irrigue sono adatte. Basti pensare che i germogli diventano fusti in solo 40/60 giorni, quasi un metro al giorno, arrivando a raggiungere un peso di un chilogrammo. Si tratta di un alimento vegetale ricco di sali minerali e vitamine, apprezzato ovunque nel mondo e recentemente anche in Italia.

Per capire di più di bambù gigante, bambuseti e potenziali economici di crescita di questo nuovo business verde ne ho parlato con Andrea Menini, area manager di OnlyMoso® e del Consorzio Bambù Italia.

Andrea Menini
Andrea Menini, area manager OnlyMoso

Andrea è vero che il bambù gigante della varietà OnlyMoso consente innumerevoli campi di applicazione e utilizzo?

Sì, è proprio vero. Il bambù gigante può essere utilizzato nelle costruzioni, pensate alle nuove tipologie di case antisismiche in legno massello oppure alla produzione di arredi, pannelli e parquet. Senza dimenticare che dalle fibre vegetali si ricavano dei filati molto resistenti per tutto quello che riguarda l’abbigliamento.

E per quanto riguarda l’uso alimentare?

Beh i germogli di bambù non sono soltanto una prelibatezza per i Panda, ma in Asia da millenni fanno parte dell’alimentazione umana e sono apprezzati per le loro caratteristiche nutrizionali, ricche di fibre, sali minerali e vitamine. Grazie al nostro consorzio noi siamo in grado di controllare l’intera filiera distributiva sia per il loro consumo “fresco” sia per la trasformazione industriale (conserve, bevande, etc.).

Un bambuseto OnlyMoso ha delle caratteristiche particolari rispetto ad altre coltivazioni di bambù?

Fabrizio Pecci, il fondatore del nostro sistema, ha pensato bene di realizzare qualcosa che andasse ben oltre la semplice attività florovivaistica. Con OnlyMoso è stato creato un “sistema” integrato che dalla fornitura delle piante madri alle tecniche di gestione e coltivazione fino al ritiro dei prodotti (germogli e culmi) permette un vero e proprio processo di economia circolare.

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Fabrizio Pecci nel suo vivaio di bambù gigante

Però mi era parso di capire che ormai la frontiera che si è aperta potrebbe essere anche quella dell’investimento per chi vuole credere nello sviluppo di questo tipo di economia green.

Giusto! È proprio così oggi il Consorzio sta lavorando proprio a questo aspetto molto meno agricolo e più da investimento. Cerco di spiegarlo in estrema sintesi. Se il Sig. Rossi, sempre più preoccupato del depauperamento dei propri risparmi (crisi finanziarie, incertezze dei mercati, ecc.), volesse diversificare i propri rischi finanziari può decidere di investire in queste nuove miniere di oro verde.

Giusto per dare un po’ di numeri di quali valori stiamo parlando?

Non esiste un limite di accesso perché noi stiamo sviluppando un’idea di cooperazione fra le persone che vogliono avvicinarsi a questo tipo di investimento. Si possono costituire piccole società agricole a responsabilità limitata che poi suddividono in quote di partecipazione il capitale sociale. In questo modo anche un piccolo investimento beneficerà, pro-quota, degli utili che nel tempo si generano.

Ci sarà però una soglia minima per fare un impianto di bambuseto affinché ci sia un giusto equilibrio fra investimento e resa.

Certo, come per tutte le coltivazioni, ci sono standard ormai consolidati che siamo in grado di definire in partenza. Innanzitutto la natura e la qualità dei suoli, l’accesso all’acqua, la logistica di accesso ai fondi, ecc. Inoltre, la produzione può essere di tipo non intensivo o a bassa o media intensità. In funzione dell’intensità siamo in grado di dire che un ettaro (10mila metri quadrati di bambuseto) può generare un fatturato annuo da 22mila a 80mila euro.

Se ho capito bene però il rendimento “attivo” del bambuseto comincia dopo 4/5 anni, quindi in termini di investimento “rifugio” bisogna sapere che i risultati saranno a medio termine.

Noi siamo molto chiari con tutti coloro che vogliono fare una scelta d’investimento con il bambù. Non promettiamo miracoli ci limitiamo soltanto a esporre con chiarezza dati riscontrabili e verificabili. L’esperienza maturata ed il vero e proprio “sistema di filiera” ci permette di affermare che questo mercato è in continua espansione e crescita e lo sarà negli anni a venire.

Mi viene in mente un po’ quello che successe anni fa con il kiwi…

Sì, ci sono molte analogie. Nel caso del kiwi parliamo di un frutto, ricco di vitamina C, molto più digeribile di altri che la contengono, di facile gestione e cura. Anche agli albori di questo business molti erano scettici e storcevano il naso. Oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ci sono persone, agricoltori e non che hanno fatto la fortuna della loro vita.

Spa setting isolated on whiteOk. Vero, però faccio un po’ fatica a vedermi gustare germogli di bambù o assistere alla coda per accaparrarsi un barattolo di germogli in salamoia…

Capisco che ci sia un po’ di scetticismo. Noi stiamo creando un mercato nuovo. Prima non c’era e adesso c’è. Un mercato che spazia in molteplici campi d’applicazione (costruzioni, arredamento, alimenti, cosmesi, ecc.). Di sicuro non sarà tutto rose e fiori però siamo persone che vengono dalla terra e trattiamo un prodotto di natura siamo concreti ed abbiamo i piedi ben piantati.

Da uomo di marketing e comunicazione debbo dire che questo posizionamento e focus lo trovo interessante. “Prima non c’era adesso c’è” è un paradigma che riguarda gran parte di tutte le innovazioni. Provate a pensare a ciò che è accaduto con la telefonia mobile. Prima c’erano i telefonini… poi sono arrivati gli smartphone, un altro mondo e un altro mercato.

Che adesso sia arrivata l’ora del bambù gigante? Di sicuro un fenomeno da seguire con attenzione e rispetto. Anche in questo caso c’è una storia imprenditoriale interessante. Il Signor Fabrizio Pecci da Tavullia, veloce come il suo concittadino motociclista con il numero 46, ha colto un’opportunità, ci ha lavorato sopra, ci ha messo passione, impegno e investimenti ed ha creato un mercato. Complimenti! Anche queste sono storie di straordinaria maestrìa.

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